Giugno 2026: i sei standard tecnici del DPP sono ufficiali. Cosa cambia per le aziende italiane

Giugno 2026: i sei standard tecnici del DPP sono ufficiali. Cosa cambia per le aziende italiane

Per anni le aziende hanno sentito parlare del Passaporto Digitale di Prodotto come di un obbligo in arrivo, senza però avere una risposta precisa alla domanda più semplice: in base a quale regola tecnica devo costruirlo?

Il Regolamento ESPR (EU 2024/1781), entrato in vigore a luglio 2024, stabilisce che cosa il DPP deve fare — tracciare i prodotti, rendere accessibili i dati di sostenibilità, supportare l'economia circolare. Ma non diceva come: quale formato usare, quale codice applicare al prodotto, come strutturare i dati, con quali protocolli comunicarli.

Dal 31 maggio 2026 questa lacuna è colmata. Il CEN — il Comitato Europeo di Normazione — ha pubblicato ufficialmente sei standard tecnici che definiscono nei dettagli l'architettura del DPP. Non sono più bozze o documenti in consultazione: sono norme europee in vigore, destinate a diventare standard nazionali in tutti i paesi UE entro novembre 2026.

I sei standard pubblicati: cosa regolamenta ciascuno

Per capire cosa cambia è utile sapere di cosa si occupa ognuno dei sei standard — senza entrare nel dettaglio tecnico, ma con la chiarezza sufficiente a capire perché contano.

EN 18219 — Identificatori unici

Stabilisce come deve essere fatto il codice che identifica univocamente ogni prodotto (o modello, o lotto). Non un codice qualsiasi: un identificatore strutturato secondo schemi riconosciuti a livello globale, in grado di funzionare come link diretto al passaporto digitale. È il numero di targa del prodotto — e ora c'è una regola precisa su come deve essere scritto.

EN 18220 — Data carrier

Definisce i supporti fisici attraverso cui l'identificatore viene portato sul prodotto. Lo standard riconosce quattro tecnologie: QR Code, Data Matrix, NFC e RFID. Per il settore moda e largo consumo, il QR Code è la scelta consolidata: non richiede app aggiuntive, funziona con la fotocamera di qualsiasi smartphone e ha costi di implementazione accessibili. Lo standard impone anche che il consumatore possa accedere alle informazioni pubbliche del DPP senza dover installare software dedicato.

EN 18216 — Protocolli di scambio dati

Stabilisce le regole di comunicazione tra sistemi: HTTPS obbligatorio (con TLS 1.2 come minimo), architettura REST per le API, JSON come formato dati principale. In sintesi: i sistemi che gestiscono il DPP devono parlare un linguaggio comune e sicuro, indipendentemente dal fornitore tecnologico.

EN 18221 — Archiviazione e persistenza

Uno degli aspetti meno noti ma più importanti: i dati del passaporto devono restare disponibili per tutta la vita del prodotto — e anche oltre, se il produttore originale cessa l'attività. Lo standard introduce l'obbligo di un backup service provider, un soggetto terzo che garantisce la continuità dei dati anche in caso di chiusura o acquisizione dell'azienda.

EN 18222 — API per la gestione del ciclo di vita

Definisce le operazioni standard che ogni sistema DPP deve supportare: creare un passaporto, leggerlo, aggiornarlo, archiviarlo, registrarlo in un registry centrale. Le API sono standardizzate: un'autorità doganale, un riciclatore o un sistema ERP aziendale possono interrogare qualsiasi DPP con le stesse chiamate, indipendentemente da chi lo ha costruito.

EN 18223 — Interoperabilità di sistema

È il più concreto dei sei: stabilisce come sono strutturati i dati dentro un DPP. Definisce gli attributi obbligatori di ogni passaporto (identificatore prodotto, operatore economico, stato, data di aggiornamento), i tipi di dato supportati, la possibilità di allegare documenti e certificati, il supporto multilingua. È lo standard che risponde alla domanda: «ma cosa metto dentro, esattamente?»

Perché la pubblicazione degli standard cambia la situazione

Prima di maggio 2026, un'azienda che voleva implementare il DPP in anticipo si trovava di fronte a un problema: costruire su sabbia. Le specifiche tecniche erano in evoluzione, i formati non erano definitivi, rischiava di dover rifare tutto quando le norme fossero state pubblicate.

Da giugno 2026 il terreno è solido. Le aziende che iniziano ora lavorano su specifiche stabili, approvate dal sistema europeo di normazione, destinate a non cambiare nella sostanza. Iniziare adesso significa costruire su una base definitiva, non su ipotesi.

C'è un secondo effetto, meno ovvio ma altrettanto importante. La pubblicazione degli standard accelera il mercato dei fornitori di soluzioni: chi offre piattaforme DPP deve ora conformarsi a specifiche precise, verificabili e certificate. Per le aziende acquirenti, questo significa poter valutare i fornitori in base a criteri oggettivi — e non accontentarsi di promesse generiche di «conformità alla normativa».

La scadenza di novembre 2026: cosa significa

Gli standard europei, una volta pubblicati da CEN, devono essere recepiti come standard nazionali da tutti i paesi membri entro un termine stabilito. Per i sei standard DPP, il termine è novembre 2026: entro quella data, ciascun paese — inclusa l'Italia — dovrà adottarli come norme nazionali e ritirare eventuali norme nazionali in conflitto.

Questo non significa che l'obbligo del DPP sui prodotti scatti a novembre 2026: le scadenze settoriali (tessile e moda prevista per il 2027, batterie già in anticipo, costruzioni e altri settori a seguire) rimangono invariate. Significa però che da novembre 2026 le regole tecniche sono pienamente operative in tutti i paesi UE, senza più spazio per interpretazioni nazionali divergenti.

Cosa devono fare le aziende italiane adesso

La pubblicazione degli standard non impone azioni immediate sui prodotti. Ma impone — o dovrebbe imporre — alcune azioni sul percorso di preparazione aziendale.

Verificare la conformità delle soluzioni già valutate. Se un'azienda ha già raccolto offerte o iniziato conversazioni con fornitori di piattaforme DPP, è il momento di chiedere esplicitamente: la vostra soluzione è conforme agli standard EN 18219, 18220, 18221, 18222 e 18223? Se la risposta è vaga, è un segnale da non ignorare.

Scegliere il data carrier corretto. EN 18220 riconosce quattro tecnologie, ma non tutte sono adatte a ogni contesto. Per il settore moda e beni di consumo, il QR Code su supporto fisico durevole è la scelta indicata dagli standard stessi come quella con la più ampia adozione nativa. La scelta del supporto fisico — e della sua qualità — ha impatto sulla durabilità del DPP per tutta la vita del prodotto.

Iniziare la mappatura dei dati. EN 18223 definisce cosa deve contenere un DPP, ma il contenuto settoriale specifico (composizione del tessile, parametri di durabilità, informazioni di fine vita) sarà definito dagli atti delegati settoriali. Tuttavia, la struttura di base è già nota: iniziare a raccogliere e organizzare i dati di prodotto secondo questa struttura è un lavoro che si può — e si dovrebbe — fare già oggi.

Una finestra di vantaggio che si chiude

Con gli standard pubblicati e le prime scadenze settoriali a poco più di un anno di distanza, la differenza tra aziende preparate e aziende impreparate inizia a essere visibile. Non in termini di sanzioni — quelle arriveranno dopo — ma in termini di posizionamento commerciale.

I buyer internazionali, i retailer strutturati e le piattaforme di e-commerce stanno già iniziando a includere il DPP tra i requisiti di fornitura. Non come obbligo legale — ma come segnale di affidabilità e modernità del fornitore. Chi può già mostrare un passaporto digitale funzionante, conforme agli standard europei, ha un argomento in più nelle trattative commerciali di oggi.

Chi aspetta il 2027 per iniziare ad attivarsi si troverà a implementare in fretta, con meno tempo per scegliere bene e meno margine per correggere gli errori.

 

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